Azerbaigian, le restrizioni sul velo metteranno alla prova l’unità del mondo turcofono?

Azerbaigian, le restrizioni sul velo metteranno alla prova l’unità del mondo turcofono?

K metro 0 – Baku – Si allarga la controversia sull’uso del velo islamico nelle scuole dell’Azerbaigian, dove nuove norme sull’abbigliamento di studenti e insegnanti hanno provocato proteste e decine di fermi. Il partito del presidente Ilham Aliyev ha difeso le disposizioni, invitando la Turchia, storico alleato di Baku, a non interferire negli affari interni

K metro 0 – Baku – Si allarga la controversia sull’uso del velo islamico nelle scuole dell’Azerbaigian, dove nuove norme sull’abbigliamento di studenti e insegnanti hanno provocato proteste e decine di fermi. Il partito del presidente Ilham Aliyev ha difeso le disposizioni, invitando la Turchia, storico alleato di Baku, a non interferire negli affari interni del Paese.

Le regole, introdotte il 21 settembre per gli studenti e il 6 ottobre per gli insegnanti, impongono il rispetto dell’uniforme scolastica e del principio di laicità dell’istruzione pubblica. Pur senza menzionare esplicitamente l’hijab, sarebbero state applicate impedendo l’accesso alle lezioni ad alcune studentesse con il capo coperto e chiedendo ad alcune insegnanti di togliere il velo.

Le restrizioni hanno innescato manifestazioni a Baku e in altre località. Il 12 ottobre il ministero dell’Interno ha annunciato il fermo di 37 persone, accusate di aver turbato l’ordine pubblico. Genitori e attivisti denunciano possibili violazioni della libertà religiosa e del diritto all’istruzione.

La controversia ha assunto una dimensione diplomatica dopo l’intervento di Oktay Saral, consigliere del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, che ha giudicato inaccettabile escludere dalle lezioni le studentesse con il velo.

Il 13 ottobre il partito presidenziale Yeni Azerbaijan ha definito le dichiarazioni di Saral populiste e irresponsabili, avvertendo che potrebbero danneggiare i rapporti bilaterali. Il principio di «una nazione, due Stati», simbolo dell’alleanza tra Azerbaigian e Turchia, non autorizza ingerenze nelle rispettive politiche interne, ha sottolineato la formazione.

L’origine delle restrizioni

La vicenda affonda le radici nella riforma dell’istruzione esaminata il 16 giugno dalla Commissione parlamentare presieduta da Anar Isgandarov, storico e deputato del partito di Aliyev, che ha successivamente illustrato il progetto in aula.

La legge, approvata definitivamente il 7 luglio, è stata firmata dal presidente, che il 22 luglio ha incaricato il governo di aggiornare i regolamenti scolastici. Il passaggio decisivo è arrivato il 21 settembre, quando l’esecutivo del premier Ali Asadov ha adottato la risoluzione numero 309, contenente le disposizioni sull’abbigliamento al centro della controversia.

Isgandarov, membro anche del gruppo parlamentare per le relazioni con la Turchia, ha avuto un ruolo centrale nell’esame della riforma. Non risulta tuttavia che ne sia stato il promotore originario né che abbia personalmente proposto le restrizioni sull’hijab.

Il dibattito ha precedenti più lontani. Già nel 2010 l’allora ministro dell’Istruzione Misir Mardanov, matematico e accademico alla guida del dicastero dal 1998 al 2013, aveva sostenuto la possibilità di escludere dalle lezioni le studentesse che non rispettavano l’uniforme scolastica, richiamandosi al carattere laico dello Stato.

L’Azerbaigian è un Paese a maggioranza musulmana, ma la Costituzione sancisce la separazione tra Stato e religione e tutela la libertà di culto. La controversia riapre così un confronto sulla laicità dell’istruzione pubblica che attraversa la politica azera da oltre quindici anni.

Le radici dei popoli turcofoni affondano in una storia millenaria, fatta di tradizioni, lingue e valori condivisi. Una memoria culturale che ha attraversato secoli di divisioni politiche e confini mutevoli, dimostrando come i legami tra questi popoli possano resistere alle tensioni del presente.

Turchia, Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan, Turkmenistan e oggi Cipro del Nord condividono un patrimonio linguistico e culturale turcofono. Musica, cucina, ospitalità e feste tradizionali rafforzano i legami tra queste comunità. Anche l’hijab, presente da secoli in molte società musulmane turcofone, appartiene alle consuetudini religiose e culturali di una parte importante della popolazione. La storia quindi, insegna che i confini possono dividere le terre e la politica può contrapporre i governi, ma nessun decreto può cancellare secoli di memoria, cultura e appartenenza condivisa.

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