Ucraina, i servizi segreti tentarono di accedere all’archivio riservato della Corte anticorruzione

Ucraina, i servizi segreti tentarono di accedere all’archivio riservato della Corte anticorruzione

K metro 0 – Kiev – Il Servizio di sicurezza ucraino (SBU) ha cercato di ottenere una copia dell’archivio informatico dell’Alta Corte anticorruzione, un sistema contenente anche documenti riservati relativi a indagini su funzionari pubblici e operazioni investigative non ancora rese note. La richiesta, presentata nell’agosto 2026, è stata respinta da un tribunale di Kiev perché

K metro 0 – Kiev – Il Servizio di sicurezza ucraino (SBU) ha cercato di ottenere una copia dell’archivio informatico dell’Alta Corte anticorruzione, un sistema contenente anche documenti riservati relativi a indagini su funzionari pubblici e operazioni investigative non ancora rese note. La richiesta, presentata nell’agosto 2026, è stata respinta da un tribunale di Kiev perché ritenuta sproporzionata rispetto all’inchiesta che avrebbe dovuto giustificarla.

A ricostruire la vicenda è Schemes, la redazione investigativa ucraina di Radio Free Europe/Radio Liberty, che ha potuto esaminare un’ordinanza riservata del 26 agosto. Il documento descrive il tentativo della SBU di ottenere accesso ai dati del sistema D-3 per un periodo di quasi sedici mesi, dal maggio 2025 all’agosto 2026.

L’archivio è utilizzato dall’Alta Corte anticorruzione per gestire gli atti giudiziari, comprese le richieste presentate dall’Ufficio nazionale anticorruzione (NABU) e dalla Procura specializzata anticorruzione (SAPO). Vi confluiscono anche autorizzazioni a perquisizioni e altre attività investigative che, per non compromettere le indagini, devono rimanere riservate.

La SBU aveva motivato la richiesta con un’indagine su presunte irregolarità nell’assegnazione automatica di un procedimento giudiziario. Il caso riguardava una presunta rete corruttiva legata alla vendita sottocosto di beni sequestrati e affidati all’agenzia statale ARMA. Secondo NABU e SAPO, l’operazione avrebbe provocato perdite superiori a 440 milioni di grivnie, circa 9,7 milioni di dollari.

L’indagine della SBU era stata avviata dopo un esposto presentato dall’avvocato di uno degli imputati. Gli investigatori avevano già ottenuto in aprile un accesso limitato ai dati relativi all’assegnazione di quel procedimento, ma successivamente avevano chiesto una copia molto più estesa dell’archivio.

I rappresentanti dell’Alta Corte si erano opposti, sostenendo che la richiesta avrebbe consentito di acquisire informazioni su procedimenti estranei all’inchiesta. La giudice Yulia Matvyeyeva, del tribunale distrettuale Shevchenkivskiy di Kiev, ha respinto l’istanza, osservando che gli investigatori non avevano dimostrato la necessità di accedere all’intero sistema.

La decisione ha impedito alla SBU di ottenere la documentazione riservata relativa ad altre indagini anticorruzione. Secondo le organizzazioni civiche citate da Schemes, la portata della richiesta e il periodo interessato sollevano interrogativi sulle sue finalità.

Tra maggio 2025 e agosto 2026, infatti, NABU e SAPO stavano conducendo diverse indagini sensibili, comprese le operazioni denominate Midas, Forrest Gump, Themis e Carthage, riguardanti presunti episodi di corruzione e criminalità organizzata con il coinvolgimento di figure istituzionali. L’accesso all’archivio avrebbe potuto esporre informazioni sulle attività investigative condotte in quel periodo.

Non esistono tuttavia prove pubbliche che la SBU intendesse utilizzare quei dati per ostacolare le indagini o informare persone sottoposte ad accertamenti. La giustificazione ufficiale del servizio rimane la verifica di possibili irregolarità nell’assegnazione di un procedimento. La vicenda si inserisce in un confronto istituzionale già acceso. Nel 2025 le proteste contro una legge che limitava l’autonomia degli organismi anticorruzione avevano costretto il presidente Volodymyr Zelensky a fare marcia indietro.

Il 5 novembre NABU ha inoltre annunciato nuove contestazioni nei confronti di un alto funzionario della SBU e di altri indagati nell’ambito dell’operazione Carthage. Si tratta di un procedimento distinto, ma che evidenzia la delicatezza dei rapporti tra gli apparati di sicurezza e gli investigatori anticorruzione.

La richiesta respinta in agosto pone così una questione centrale per il sistema giudiziario ucraino: la protezione delle informazioni investigative anche nei confronti di altre strutture dello Stato, mentre il Paese continua a combattere l’invasione russa e a perseguire gli impegni di riforma richiesti nel percorso europeo.

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