K metro 0 – Praga – Il governo ceco assicura che l’indipendenza della televisione e della radio pubbliche non sarà compromessa dalla riforma del loro finanziamento. Il premier Andrej Babiš ha annunciato che, dopo l’abolizione del canone radiotelevisivo, le risorse destinate a Česká televize e Český rozhlas saranno garantite per legge come spesa obbligatoria dello
K metro 0 – Praga – Il governo ceco assicura che l’indipendenza della televisione e della radio pubbliche non sarà compromessa dalla riforma del loro finanziamento. Il premier Andrej Babiš ha annunciato che, dopo l’abolizione del canone radiotelevisivo, le risorse destinate a Česká televize e Český rozhlas saranno garantite per legge come spesa obbligatoria dello Stato, con un meccanismo di adeguamento all’inflazione. Le rassicurazioni arrivano mentre cresce la protesta contro il progetto, che prevede una riduzione dei fondi e ha spinto i dipendenti delle due emittenti a proclamare uno sciopero per il 3 novembre.
In un intervento sui social, Babiš ha respinto le accuse dell’opposizione e delle organizzazioni giornalistiche, negando che il governo intenda nazionalizzare i media pubblici o limitarne l’autonomia. Secondo il premier, il nuovo sistema garantirà maggiore stabilità finanziaria perché nessun esecutivo potrà ridurre arbitrariamente gli stanziamenti in base ai contenuti trasmessi.
La proposta ha superato nella notte tra venerdì e sabato il primo passaggio parlamentare, al termine di una seduta particolarmente tesa. La maggioranza ha deciso di accelerare l’esame del provvedimento nonostante l’ostruzionismo delle opposizioni. Il testo è stato inviato alle commissioni competenti e dovrà affrontare ulteriori votazioni prima di diventare legge.
Il progetto prevede l’eliminazione del canone mensile di 205 corone, circa nove euro, attualmente pagato dalle famiglie. Dal prossimo anno la televisione pubblica riceverebbe 5,74 miliardi di corone dal bilancio statale, circa un miliardo in meno rispetto alle entrate previste attraverso il sistema vigente. Alla radio andrebbero 2,065 miliardi di corone, con una riduzione di circa 400 milioni. Complessivamente, il taglio si avvicina al 15%.
Anche il meccanismo di indicizzazione solleva interrogativi. Secondo il testo illustrato dall’agenzia ČTK, l’aumento dei finanziamenti scatterebbe soltanto quando l’inflazione annua cumulata raggiungerà il 10%, determinando un incremento della stessa entità. I critici osservano che questo sistema potrebbe lasciare invariati gli stanziamenti per diversi anni, riducendone progressivamente il valore reale.
I vertici di Česká televize e Český rozhlas temono conseguenze sulla produzione dei programmi, sull’occupazione e sulla capacità di garantire un servizio pubblico indipendente. La mobilitazione è sostenuta anche da organizzazioni internazionali, tra cui la Federazione europea dei giornalisti e l’Unione europea di radiodiffusione, che chiedono garanzie sulla prevedibilità delle risorse e sulla protezione dalle interferenze politiche.
I lavoratori delle due emittenti hanno annunciato uno sciopero di 24 ore per martedì 3 novembre, con possibili ripercussioni sui programmi e sui notiziari. Per domenica 25 ottobre è inoltre prevista una manifestazione a Praga, convocata dal movimento civico Milion chvilek.
Preoccupazioni sono state espresse anche dal presidente della Repubblica Petr Pavel, che ha criticato la rapidità dell’iter parlamentare, ritenendo necessario un confronto più approfondito su una riforma destinata a incidere su istituzioni fondamentali per il pluralismo dell’informazione.
Lo scontro resta aperto tra un governo che presenta la modifica come una misura di risparmio e stabilizzazione finanziaria e chi teme che la dipendenza dal bilancio statale possa rendere le emittenti più vulnerabili alle pressioni della politica.













