K metro 0 – Mosca – La Russia si dice pronta a tornare al tavolo dei negoziati con Ucraina e Stati Uniti dopo il 4 novembre, ma ridimensiona le aspettative di una svolta immediata verso la pace. L’apertura arriva dal consigliere del Cremlino Yuri Ushakov, mentre Vladimir Putin torna ad attaccare i governi europei, accusandoli
K metro 0 – Mosca – La Russia si dice pronta a tornare al tavolo dei negoziati con Ucraina e Stati Uniti dopo il 4 novembre, ma ridimensiona le aspettative di una svolta immediata verso la pace. L’apertura arriva dal consigliere del Cremlino Yuri Ushakov, mentre Vladimir Putin torna ad attaccare i governi europei, accusandoli di attribuire a Mosca la responsabilità delle proteste scoppiate in diversi Paesi per nascondere le proprie difficoltà interne.
«La prossima scadenza è il 4 novembre, la nostra grande festività. Dopo saremo pronti a riprendere i negoziati», ha dichiarato Ushakov all’emittente statale Vesti, riferendosi alla Giornata dell’unità nazionale celebrata in Russia. Il consigliere presidenziale ha tuttavia precisato che un eventuale primo incontro avrebbe soprattutto carattere esplorativo e difficilmente produrrebbe risultati sostanziali.
La disponibilità russa segue quella espressa dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che il 23 ottobre aveva indicato la prima metà di novembre come possibile periodo per una nuova tornata di colloqui. Tra le sedi prese in considerazione figura Abu Dhabi, già utilizzata per precedenti incontri diplomatici, ma non è stata ancora confermata ufficialmente una data condivisa dalle tre delegazioni.
Il confronto potrebbe riprendere dopo la missione dell’inviato statunitense Steve Witkoff, ricevuto nei giorni scorsi da Putin a San Pietroburgo. Durante l’incontro, durato circa tre ore, Mosca aveva ribadito la propria disponibilità di principio a discutere un sistema di garanzie di sicurezza per Russia e Ucraina nel dopoguerra.
Restano però profonde le divergenze sulle condizioni di un accordo. Il Cremlino continua a rivendicare concessioni territoriali da parte di Kiev, mentre il governo ucraino respinge l’ipotesi di riconoscere le annessioni russe e chiede garanzie credibili contro nuove aggressioni. Le trattative trilaterali, avviate nei primi mesi dell’anno con la mediazione americana, sono ferme da febbraio.
Ushakov ha inoltre sottolineato che un’intesa non potrà prescindere dal ruolo dei Paesi europei, il cui sostegno politico e militare all’Ucraina rimane un elemento centrale del confronto. Secondo il consigliere del Cremlino, Washington non è finora riuscita a ottenere da Kiev l’accettazione delle condizioni auspicate da Mosca.
Sul fronte politico, intanto, Putin ha respinto le accuse di un coinvolgimento russo nei disordini e nelle manifestazioni registrate in alcune città europee. Intervistato dal giornalista Pavel Zarubin per la televisione di Stato, il presidente ha definito tali sospetti un’esagerazione e una dimostrazione della «debolezza e incapacità» di alcuni leader europei di assumersi le proprie responsabilità.
Putin ha attribuito le tensioni sociali soprattutto alle politiche economiche, all’indebitamento pubblico e alla gestione dell’immigrazione, sostenendo che i governi preferiscano cercare responsabili esterni anziché affrontare le cause interne del malcontento. Si tratta della posizione espressa dal presidente russo, non di una verifica indipendente sulle origini delle proteste.
Le dichiarazioni arrivano mentre la diplomazia tenta di riaprire un canale negoziale interrotto da mesi. La prospettiva di nuovi incontri rappresenta un possibile passo verso il dialogo, ma la distanza tra le richieste di Mosca e quelle di Kiev continua a rendere incerto il percorso verso un’intesa.













