Belgio, undici indagini della Procura europea su presunte frodi Iva per oltre 500 milioni. Nel mirino le importazioni
K metro 0 – Bruxelles – La Procura europea (Eppo) sta conducendo in Belgio undici indagini su presunte frodi transfrontaliere all’Iva, per un valore complessivo superiore a 500 milioni di euro. È quanto emerge dalle informazioni pubblicate dal quotidiano economico belga L’Echo e riprese dall’agenzia Belga. Le verifiche riguardano operazioni commerciali e doganali che avrebbero consentito di sottrarre ingenti somme alle casse pubbliche, sfruttando le differenze tra i sistemi fiscali e di controllo degli Stati membri.
Tra i fascicoli più rilevanti figura l’inchiesta denominata «Silk Road», relativa a una presunta evasione superiore a 300 milioni di euro. L’indagine, avviata nel 2023, coinvolge attività legate all’aeroporto di Liegi, uno dei principali poli europei per il trasporto internazionale delle merci. Secondo la stampa belga, tra le società citate nel procedimento compare Easylog Solution. Le responsabilità individuali e societarie restano da accertare.
Al centro delle verifiche figura anche il possibile utilizzo fraudolento del regime doganale CP42. La procedura consente di importare merci da Paesi esterni all’Unione europea senza pagare immediatamente l’Iva nello Stato di ingresso, quando i prodotti sono destinati a un altro Paese membro, dove l’imposta deve essere assolta secondo le regole applicabili.
Il sistema è concepito per agevolare gli scambi all’interno del mercato unico, ma può prestarsi ad abusi quando le operazioni dichiarate non corrispondono ai movimenti effettivi delle merci. Attraverso società intermediarie, documentazione irregolare o trasferimenti fittizi, gli operatori possono ottenere l’esenzione iniziale senza versare successivamente l’imposta dovuta.
La complessità aumenta quando le transazioni attraversano più Stati membri. Ricostruire la catena delle vendite, individuare i beneficiari delle merci e stabilire dove debba essere pagata l’Iva richiede infatti una stretta collaborazione tra autorità fiscali, doganali e giudiziarie.
La Procura europea, operativa dal 2021, è stata istituita proprio per indagare e perseguire i reati che danneggiano gli interessi finanziari dell’Unione. La sua competenza comprende le grandi frodi Iva transfrontaliere, per le quali il coordinamento tra magistrature nazionali risulta determinante.
Le indagini belghe si inseriscono in un quadro più ampio di contrasto alle frodi fiscali organizzate. Il 7 ottobre, nell’ambito dell’operazione «Hermes», l’Eppo ha annunciato 62 persone fermate e perquisizioni in otto Paesi, tra cui l’Italia, per una presunta frode Iva da almeno 410 milioni di euro nel commercio di telefoni cellulari e dispositivi elettronici. Si tratta di un procedimento distinto, che evidenzia tuttavia la dimensione internazionale del fenomeno.
L’impatto di queste pratiche non si limita alle perdite di gettito. Le imprese che evadono l’imposta possono offrire prodotti a prezzi artificialmente inferiori, alterando la concorrenza e penalizzando gli operatori che rispettano gli obblighi fiscali.
Il caso belga mette così in evidenza una delle sfide centrali del mercato unico: garantire la rapidità degli scambi senza lasciare che le semplificazioni doganali diventino strumenti di evasione. Per le istituzioni europee, il contrasto alle frodi richiede controlli più efficaci e una circolazione tempestiva delle informazioni tra Paesi, senza ostacolare il commercio legittimo.













