Mar Nero, Erdogan e Zelensky rilanciano il corridoio del grano: allarme per gli attacchi alle navi

Mar Nero, Erdogan e Zelensky rilanciano il corridoio del grano: allarme per gli attacchi alle navi

Erdogan e Zelensky lavorano a un nuovo corridoio del grano nel Mar Nero. Ankara avverte sui rischi degli attacchi alle navi civili

K metro 0 – Ankara – La Turchia e l’Ucraina rilanciano il progetto di un corridoio sicuro per il trasporto del grano nel Mar Nero, mentre crescono i rischi per la navigazione commerciale a causa della guerra. Al termine dell’incontro di sabato 31 ottobre a Istanbul, i presidenti Recep Tayyip Erdogan e Volodymyr Zelensky hanno concordato di lavorare a un nuovo meccanismo per garantire le esportazioni agricole ucraine. Ankara ha contemporaneamente avvertito Mosca e Kiev che ulteriori attacchi contro le navi civili potrebbero provocare un’escalation dalle conseguenze regionali ed economiche.

L’intesa annunciata da Zelensky non costituisce ancora un accordo operativo, ma segna un nuovo tentativo diplomatico per mettere al riparo le rotte commerciali dagli effetti del conflitto. Il presidente ucraino ha spiegato che l’obiettivo è assicurare un corridoio marittimo stabile ed efficiente, ringraziando la Turchia per il sostegno alla libertà di navigazione.

Erdogan ha posto l’accento sulla necessità di impedire che il Mar Nero diventi un ulteriore fronte di escalation. Il presidente turco ha condannato gli attacchi contro le imbarcazioni civili, indipendentemente dalla loro provenienza, chiedendo alle parti di agire responsabilmente. Ankara intende proseguire le consultazioni anche con la Russia, nella convinzione che un’intesa sulla sicurezza marittima possa favorire più ampi progressi diplomatici.

L’allarme non è soltanto politico. Negli ultimi mesi, gli attacchi con droni e missili, insieme alla presenza di mine, hanno aumentato i pericoli per le navi mercantili. Il 28 ottobre il ministro della Difesa turco Yasar Guler aveva rivolto un avvertimento sia a Mosca sia a Kiev, ricordando che anche imbarcazioni battenti bandiera turca o appartenenti a società turche sono state coinvolte. Ankara si è riservata la possibilità di intraprendere azioni legali in caso di nuovi attacchi.

Nella stessa occasione, Guler aveva segnalato il danneggiamento di una portacontainer di proprietà greca e bandiera liberiana, colpita da tre droni nella zona economica esclusiva della Bulgaria. La responsabilità dell’episodio non era stata chiarita. Turchia, Romania e Bulgaria hanno inoltre concordato di rafforzare l’attenzione sulla protezione delle infrastrutture sottomarine, affiancando questo impegno alle attività congiunte di sminamento.

Il nuovo progetto richiama l’Iniziativa sul grano del Mar Nero, negoziata nel luglio 2022 con la mediazione di Turchia e Nazioni Unite. L’accordo aveva consentito di riprendere le esportazioni agricole ucraine nonostante la guerra, contribuendo a ridurre le pressioni sui mercati alimentari internazionali. La Russia se ne ritirò nel luglio 2023, rendendo nuovamente incerta la sicurezza delle rotte.

Per Kiev, un corridoio affidabile significherebbe maggiore continuità nelle esportazioni e minori rischi per gli operatori commerciali. Per Ankara, che controlla l’accesso tra il Mar Nero e il Mediterraneo attraverso gli Stretti turchi, la questione riguarda direttamente la sicurezza regionale, i traffici marittimi e il proprio ruolo di mediazione.

Il vertice ha affrontato anche le prospettive di nuovi negoziati per porre fine alla guerra. Zelensky ha richiamato la preparazione di un possibile formato trilaterale con Stati Uniti e Russia nella prima metà di novembre, mentre Erdogan ha ribadito la disponibilità turca a facilitare il dialogo.

Resta però il principale ostacolo: trasformare l’intesa politica tra Ankara e Kiev in garanzie di sicurezza accettate anche da Mosca. Senza un coinvolgimento russo e meccanismi verificabili di protezione delle navi, il nuovo corridoio rischierebbe di rimanere un progetto diplomatico. La posta in gioco supera le esportazioni ucraine: riguarda la possibilità di sottrarre il commercio civile alla crescente militarizzazione del Mar Nero.

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