Terzo sabato di proteste in Francia: 320mila manifestanti, scontri a Parigi e 296 fermi. Il governo rafforza i controlli, cresce il confronto sui cortei.
K metro 0 – Parigi – La protesta sociale continua a scuotere la Francia, ma il governo punta a contenerne l’impatto sulle città. Sabato 31 ottobre circa 320mila persone sono scese in piazza contro il carovita e le difficoltà economiche, secondo il ministero dell’Interno, mentre sindacati e organizzazioni studentesche stimano 500mila partecipanti. A Parigi, dove la prefettura ha contato 70mila manifestanti, la giornata si è conclusa con scontri e interventi della polizia. Il bilancio provvisorio nazionale è di 296 fermi e sei arresti.
È il terzo sabato consecutivo di mobilitazione, con cortei che riuniscono studenti, lavoratori, sindacati e gilet gialli. Le rivendicazioni vanno dal potere d’acquisto al costo degli alloggi, fino alle condizioni dell’istruzione pubblica. Il movimento, nato dalle proteste studentesche, ha progressivamente ampliato la propria base, trasformando il disagio giovanile in una contestazione sociale più estesa.
La partecipazione è diminuita rispetto al 24 ottobre, quando le autorità avevano registrato 410mila manifestanti, e al 17 ottobre, quando erano stati superati i 500mila. Il calo, tuttavia, non cancella la capacità del movimento di mobilitare decine di città e mantenere aperto il confronto con l’esecutivo.
A Parigi, la tensione era iniziata prima ancora del corteo. La prefettura aveva respinto il percorso richiesto dai sindacati tra Bastiglia e Nation, indicando un itinerario periferico da Porte de Bagnolet a Porte de Charenton. Dopo un primo pronunciamento favorevole agli organizzatori, il Consiglio di Stato ha confermato sabato le restrizioni decise dalle autorità.
La manifestazione si è svolta in larga parte pacificamente, ma nel finale sono scoppiati disordini nei pressi di Porte de Charenton. Sul boulevard Poniatowski alcuni manifestanti hanno lanciato oggetti contro gli agenti, che hanno utilizzato gas lacrimogeni. Sono stati segnalati anche tentativi di organizzare cortei spontanei nelle zone centrali della capitale.
Tensioni si sono registrate a Lione, dove la prefettura ha contato 19mila partecipanti, e a Tolosa, con l’impiego di mezzi antisommossa. A Marsiglia la polizia è intervenuta contro un corteo vietato, mentre a Nantes sono stati dispersi manifestanti riuniti senza autorizzazione.
Per prevenire nuove violenze, il ministro dell’Interno Laurent Nuñez aveva mobilitato 70mila poliziotti e gendarmi, insieme a reparti specializzati, droni, elicotteri e mezzi blindati. Il governo ha motivato il dispositivo eccezionale con il rischio di saccheggi, vandalismi e disordini legati anche ai raduni della notte di Halloween. Secondo il ministero, gruppi radicalizzati hanno tentato di raggiungere i centri di diverse città, ma sono stati bloccati dalle forze dell’ordine.
La strategia dell’esecutivo apre però un confronto delicato. Le autorità sostengono che limitare alcuni percorsi sia necessario per proteggere persone e attività commerciali; le organizzazioni mobilitate vedono nelle restrizioni un ostacolo alla visibilità delle proteste.
Il problema politico va oltre il bilancio degli scontri. Il governo può rafforzare i controlli e ridurre i rischi per l’ordine pubblico, ma questo non risolve le rivendicazioni che alimentano la mobilitazione. Dopo tre fine settimana di cortei, la questione decisiva non è soltanto quante persone torneranno in strada: è se l’esecutivo riuscirà ad aprire uno spazio di risposta sul costo della vita, sulla scuola e sulle prospettive dei giovani, evitando che il confronto si concentri esclusivamente sulla sicurezza.













