Serbia, la sconfitta di Vučić apre la partita per il governo e la presidenza: le incognite su Kosovo, Russia e Ue

Serbia, la sconfitta di Vučić apre la partita per il governo e la presidenza: le incognite su Kosovo, Russia e Ue

K metro 0 – Belgrado – La vittoria della Lista studentesca alle elezioni parlamentari anticipate del 25 ottobre apre una nuova fase politica in Serbia. Dopo quattordici anni di predominio del Partito progressista serbo, la coalizione nata dalle proteste contro la corruzione si prepara ad assumere la guida del Paese. Ma il successo elettorale non

K metro 0 – Belgrado – La vittoria della Lista studentesca alle elezioni parlamentari anticipate del 25 ottobre apre una nuova fase politica in Serbia. Dopo quattordici anni di predominio del Partito progressista serbo, la coalizione nata dalle proteste contro la corruzione si prepara ad assumere la guida del Paese. Ma il successo elettorale non risolve automaticamente le questioni che attendono i vincitori: dalla formazione del governo alla scelta del prossimo presidente della Repubblica, fino ai rapporti con l’Unione europea, la Russia e il Kosovo.

Secondo i dati preliminari diffusi nel pomeriggio di lunedì 26 ottobre dalla Commissione elettorale repubblicana, sulla base di 8.155 seggi scrutinati, la Lista studentesca ha ottenuto il 52,73 per cento dei voti, contro il 39,15 per cento della coalizione «Aleksandar Vučić – Serbia unita». Le proiezioni finali di Ipsos e CeSID attribuiscono al movimento 141 deputati sui 250 dell’Assemblea nazionale, contro 103 alla coalizione uscente. Gli altri sei seggi andrebbero a quattro liste delle minoranze nazionali. La distribuzione resta provvisoria fino alla conclusione delle procedure elettorali.

Vučić aveva riconosciuto la sconfitta già domenica sera, prima della pubblicazione dei dati ufficiali. La vittoria del movimento studentesco, nato dopo il crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad nel novembre 2024, costato la vita a 16 persone, ha provocato festeggiamenti a Belgrado e in numerose altre città.

La prima sfida sarà trasformare un movimento di protesta in una maggioranza capace di governare. La Lista studentesca ha costruito la propria identità attraverso decisioni collettive e una leadership diffusa, evitando di indicare un unico capo politico. Tra i candidati figurano il cardiologo Ilija Srđanović, economisti, accademici e professionisti, ma non è stata ancora presentata una squadra ministeriale completa.

Se confermata, la maggioranza assoluta permetterebbe agli studenti di formare un esecutivo senza alleanze obbligatorie. Resta però aperta la questione della coesione interna, perché la lista riunisce personalità con sensibilità differenti, accomunate soprattutto dall’obiettivo di riformare le istituzioni e contrastare la corruzione.

Un secondo appuntamento riguarda la presidenza della Repubblica. Vučić si è dimesso il 27 settembre per partecipare alle parlamentari e le funzioni presidenziali sono esercitate temporaneamente dalla presidente dell’Assemblea nazionale, Ana Brnabić. Le elezioni per il nuovo capo dello Stato dovranno tenersi entro il 27 dicembre. La Lista studentesca non ha ancora annunciato un candidato ufficiale.

Sul piano interno, le priorità dichiarate comprendono l’indipendenza della magistratura, la trasparenza degli appalti, il controllo dei patrimoni dei funzionari pubblici e la revisione dei rapporti tra politica e mezzi d’informazione. Centrale rimane la richiesta di accertare tutte le responsabilità per la tragedia di Novi Sad.

Le incognite maggiori riguardano la politica estera. Pur ricevendo segnali favorevoli dalle istituzioni europee, la Lista studentesca non ha annunciato un pieno allineamento con Bruxelles. Durante la campagna, suoi esponenti hanno sostenuto il mantenimento della posizione serba contraria alle sanzioni contro Mosca. La dipendenza energetica dalla Russia, in particolare per le forniture di gas, rappresenta uno dei principali vincoli economici.

Anche sul Kosovo il movimento ha ribadito la posizione costituzionale serba, che considera il territorio parte integrante dello Stato. I suoi rappresentanti indicano nel dialogo e nella diplomazia gli strumenti per affrontare la controversia con Pristina, senza prospettare il riconoscimento dell’indipendenza.

Dall’Italia arriva intanto un segnale di disponibilità a collaborare con il futuro esecutivo. «Il popolo decide sempre in democrazia», ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, commentando il risultato delle elezioni al suo arrivo all’assemblea pubblica di Federchimica a Milano. Per Roma, ha sottolineato, è essenziale che prosegua il percorso di adesione della Serbia all’Unione europea. L’Italia è pronta a dialogare con il nuovo governo, così come ha fatto con quello uscente.

Tajani ha ribadito che l’integrazione dei Balcani occidentali rappresenta una priorità della politica estera italiana, ricordando la costituzione del gruppo «Amici dei Balcani» e la recente riunione del Processo di Berlino in Montenegro. Il ministro ha chiesto un’accelerazione dell’allargamento europeo, indicando Montenegro e Albania come i Paesi dai quali partire, seguiti dagli altri candidati, Serbia compresa.

Le parole del capo della diplomazia italiana confermano la volontà di Roma di mantenere aperto il dialogo con Belgrado indipendentemente dal cambiamento politico. Resta da verificare come il futuro governo serbo intenderà affrontare le questioni che condizionano il negoziato europeo, in particolare lo Stato di diritto, il rapporto con la Russia e la normalizzazione delle relazioni con il Kosovo.

La sconfitta di Vučić chiude una lunga fase politica. La prova decisiva per i vincitori comincia ora: trasformare il consenso conquistato nelle piazze e nelle urne in una capacità di governo stabile, mantenendo aperto il confronto con i partner europei.

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