Contemplare l’infinito: microcosmo e macrocosmo nel Medioevo arabo, ebraico e latino

Contemplare l’infinito: microcosmo e macrocosmo nel Medioevo arabo, ebraico e latino

Ogni martedì ore 18-20, dal 27 ottobre al 22 dicembre 2026 (corso online). Relatrice: Francesca Gorgoni K metro 0 – Firenze – La storia della filosofia ebraica medievale è indissociabilmente legata a quella della filosofia araba da una parte, e – seppur in un secondo momento di molto successivo – a quella della filosofia latina.

Ogni martedì ore 18-20, dal 27 ottobre al 22 dicembre 2026 (corso online).

Relatrice: Francesca Gorgoni

K metro 0 – Firenze – La storia della filosofia ebraica medievale è indissociabilmente legata a quella della filosofia araba da una parte, e – seppur in un secondo momento di molto successivo – a quella della filosofia latina. Per cinque secoli, fra l’VIII e il XII secolo, i filosofi ebrei vissuti nei paesi islamici si formarono sui testi della tradizione greco-araba caratterizzata da una decisa impronta neoplatonica e aristotelica. Assorbirono la struttura del curriculum di studi, la tradizione testuale e naturalmente la lingua, l’arabo, usato dai filosofi ebrei stessi per comporre i loro  trattati redatti in quella particolare forma di arabo chiamata giudeo-arabo, ovvero una varietà di arabo classico scritto in caratteri ebraici. In giudeo-arabo furono scritti i più grandi capolavori del pensiero ebraico, di cui la Guida dei Perplessi di Maimonide è uno degli ultimi grandi risultati. È solo a partire dal XII secolo che i contatti col mondo cristiano si fecero più intensi aprendo tuttavia una stagione del pensiero ebraico destinata a durare fino all’epoca rinascimentale, in cui cultura araba, ebraica e latina si intrecciarono gettando le basi per una fioritura intellettuale al cuore della storia europea.

Il programma del corso propone di ripercorrere insieme le tappe principali della riflessione antica e medievale sull’infinito, ciò che per definizione è al di fuori della portata dell’umana comprensione, attraverso le discussioni greche, ebriche, arabe e cristiane attorno al rapporto fra macrocosmo e microcosmo. A guidarci in questa esplorazione saranno una serie di letture scelte di testi appartenenti alla tradizione greca, araba, ebraica e latina, in traduzione italiana. Ci soffermeremo sui termini e i concetti che hanno reso possibile pensare al rapporto fra mondo finito e infinito, fra corpo e cosmo, fisiologia umana e astrologia, fra uomo e Dio, e che hanno avuto una funzione chiave nel fornire le basi concettuali per la nascita stessa dell’idea di humana dignitas su cui la letteratura filosofica umanistica, rinascimentale e moderna ha continuato a riflettere.

Partiremo daIle prime riflessioni presocratiche sull’infinito indagato a partire dall’osservazione della natura e con l’impiego delle scienze matematiche. Ci soffermeremo sul concetto di numero individuato come quell’unità astratta implicata nella conoscenza del mondo fisico in cui vi è riflesso un ordine metafisico. Il numero acquisì presto per Pitagora e poi per Platone una forte valenza ordinatrice, rivelatrice di una armonia universale che – nelle parole del Timeo – costituisce sia la struttura dell’universo materiale che l’anima del mondo (Timeo, 34c-37a). La fusione platonica fra la materia e l’anima invisibile che fa del mondo un “animale vivente”, ha dato vita a un lungo dibattito di importanza scientifica e teologica sulla natura della materia, dell’anima e la fisiologia degli esseri viventi. A questo punto vedremo come a partire dalla tarda antichità si è riflettuto sul rapporto fra il mondo finito della realtà materiale e l’infinito inteso come spazio in cui si celano le forze che regolano la vita sulla terra, nonché come luogo in cui risiede la presenza divina ovvero la causa stessa dell’esistenza terrestre. In questo tipo di riflessioni, di cui Filone Alessandrino è certamente uno dei primi esponenti, il corpo umano diventa lo specchio di quell’ordine invisibile che regola la natura in cui si riflette la ragione divina. Vedremo come la definizione biblica dell’uomo “a immagine e somiglianza” (Gen. 1:26) esplorata dal midrash e da fonti latine nonché arabe con l’avvento dell’Islam, permetterà di ricondurre all’interno delle tradizioni monoteistiche un antico paradigma al cuore dell’umanesimo moderno. L’infinito, inteso dalle fonti greche tardo antiche come macrocosmo (“grande mondo”), si rende contemplabile e comprensibile a partire dall’osservazione del microcosmo (“piccolo mondo”) ovvero la sfera terrestre, naturale costituita da piante, arbusti, animali e ovviamente l’uomo, l’animale che più di ogni altro ingloba in sé stesso le altre nature.

Il corso prevede un ciclo di otto lezioni concepite come un percorso attraverso le diverse angolazioni da cui è stato trattato il rapporto fra microcosmo e macrocosmo. Al centro delle lezioni è la lettura di fonti antiche, tardo antiche e medievali, accompagnate da studi critici moderni.  

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