Missili ipersonici, accelera la corsa agli armamenti tra Stati Uniti, Cina e Russia

Missili ipersonici, accelera la corsa agli armamenti tra Stati Uniti, Cina e Russia

K metro 0 – Washington – La competizione militare tra Stati Uniti, Cina e Russia entra in una nuova fase, segnata dall’accelerazione dei programmi ipersonici e dalla necessità di produrre queste armi su scala industriale. Una commessa da 694 milioni di dollari assegnata dall’Aeronautica americana a Lockheed Martin per il missile AGM-183 ARRW conferma la

K metro 0 – Washington – La competizione militare tra Stati Uniti, Cina e Russia entra in una nuova fase, segnata dall’accelerazione dei programmi ipersonici e dalla necessità di produrre queste armi su scala industriale. Una commessa da 694 milioni di dollari assegnata dall’Aeronautica americana a Lockheed Martin per il missile AGM-183 ARRW conferma la volontà di Washington di rafforzare le proprie capacità in un settore nel quale Pechino e Mosca hanno già schierato sistemi operativi.

Le armi ipersoniche superano cinque volte la velocità del suono, ma la loro caratteristica più rilevante non è soltanto la velocità. I sistemi più avanzati combinano manovrabilità e traiettorie difficili da prevedere, complicando l’individuazione e l’intercettazione da parte delle difese antimissile. Non tutti i missili classificati come ipersonici, tuttavia, presentano le stesse caratteristiche.

Secondo un’analisi di Radio Free Europe/Radio Liberty, il Pentagono prevede investimenti per 37,9 miliardi di dollari nei programmi ipersonici nei cinque esercizi finanziari dal 2027 al 2031. La spesa riguarda Esercito, Marina e Aeronautica, con l’obiettivo di sviluppare nuove capacità offensive e sistemi di difesa contro le armi avversarie.

La Cina dispone già del DF-17, associato al veicolo planante ipersonico DF-ZF, entrato in servizio nel 2020. Pechino ha inoltre investito in infrastrutture di sperimentazione e capacità industriali che potrebbero consentirle di ampliare rapidamente gli arsenali. Nel 2021 alcuni test cinesi suscitarono particolare preoccupazione a Washington per la possibilità di combinare un veicolo ipersonico con una traiettoria orbitale parziale, capace di rendere meno prevedibile la direzione di un attacco.

La Russia ha invece impiegato armi ipersoniche nella guerra contro l’Ucraina, acquisendo esperienza operativa che gli Stati Uniti non possiedono nella stessa misura. Il loro utilizzo non ha però dimostrato che siano impossibili da intercettare. L’efficacia dipende anche dalla qualità delle informazioni sugli obiettivi, dalla pianificazione degli attacchi e dall’integrazione con altri sistemi militari.

La competizione si estende alle difese antimissile. Mosca punta sul sistema S-500 Prometey, sviluppato da Almaz-Antey per contrastare missili balistici e minacce ad alta quota. Secondo le caratteristiche dichiarate dalla Russia, il complesso può colpire bersagli fino a 600 chilometri di distanza e a circa 200 chilometri di altitudine. Le autorità russe ne hanno annunciato l’entrata in servizio in una prima configurazione operativa, ma la capacità di neutralizzare i più avanzati veicoli ipersonici manovranti non dispone ancora di una verifica indipendente conclusiva.

Per Washington, il problema riguarda soprattutto il passaggio dalla sperimentazione alla produzione. Nel maggio 2026 l’Esercito ha assegnato a Leidos un contratto da 2,7 miliardi di dollari per sostenere il programma Dark Eagle. Parallelamente, gli Stati Uniti collaborano con il Giappone allo sviluppo di intercettori destinati a contrastare le minacce ipersoniche.

Secondo le stime di analisti citati da Radio Free Europe/Radio Liberty, la Cina potrebbe produrre circa 370 armi ipersoniche all’anno e la Russia 80, contro quantitativi americani ancora inferiori. Si tratta di valutazioni non confermate da dati pubblici indipendenti, anche perché i diversi sistemi non sono direttamente confrontabili.

Uno degli scenari più delicati riguarda Taiwan. Un arsenale cinese capace di colpire bersagli navali a grande distanza potrebbe costringere le portaerei statunitensi a operare più lontano dall’isola, riducendo il raggio d’azione dei velivoli imbarcati. È una possibilità esaminata nelle analisi militari, non l’esito inevitabile di un eventuale conflitto.

La nuova corsa agli armamenti riguarda dunque tre capacità strettamente collegate: sviluppare missili avanzati, produrli in quantità sufficienti e costruire difese efficaci. È su questo equilibrio, ancora incerto, che si misura una parte crescente della competizione strategica tra le maggiori potenze.

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