K metro 0 – Varsavia – La crisi istituzionale polacca arriva a Bruxelles. La Commissione europea ha chiesto alle autorità di Varsavia di garantire il funzionamento del Tribunale costituzionale nel rispetto della Costituzione nazionale e della giurisprudenza europea, intervenendo nello scontro tra il governo del premier Donald Tusk e il presidente Karol Nawrocki. Al centro
K metro 0 – Varsavia – La crisi istituzionale polacca arriva a Bruxelles. La Commissione europea ha chiesto alle autorità di Varsavia di garantire il funzionamento del Tribunale costituzionale nel rispetto della Costituzione nazionale e della giurisprudenza europea, intervenendo nello scontro tra il governo del premier Donald Tusk e il presidente Karol Nawrocki. Al centro della controversia ci sono la nomina di otto giudici e il controllo dell’organo chiamato a verificare la costituzionalità delle leggi.
La presa di posizione europea segue gli avvenimenti del 30 ottobre, quando la giudice Anna Korwin-Piotrowska, eletta dall’attuale maggioranza parlamentare, ha annunciato la sospensione dalle funzioni del presidente del Tribunale, Bogdan Święczkowski, e del vicepresidente Bartłomiej Sochański. Korwin-Piotrowska ha quindi assunto temporaneamente la direzione dell’istituzione, una decisione contestata dal fronte presidenziale e dall’opposizione conservatrice.
La tensione è salita ulteriormente quando Nawrocki ha interrotto una visita ufficiale in Senegal per rientrare a Varsavia e recarsi nella sede della Corte. L’arrivo del capo dello Stato, accompagnato dai suoi collaboratori, ha provocato momenti di forte tensione con i magistrati appena insediati. All’esterno, la polizia ha presidiato l’edificio mentre si radunavano manifestanti favorevoli all’una e all’altra parte.
Il governo sostiene che l’intervento sia necessario per ripristinare il funzionamento regolare del Tribunale, accusando i precedenti vertici di ostacolare l’attività dei nuovi giudici. Nawrocki e il partito conservatore Diritto e Giustizia, PiS, denunciano invece una presa di controllo illegittima dell’istituzione e una violazione della separazione dei poteri.
La Commissione europea ha evitato di pronunciarsi sulla legittimità di ogni singolo episodio, ma ha richiamato due riferimenti giuridici precisi. Il primo è il parere del 13 ottobre della Commissione di Venezia, organismo consultivo del Consiglio d’Europa, secondo cui la scelta dei giudici del Tribunale rientra nelle competenze costituzionali del Sejm, la camera bassa del Parlamento polacco.
Il secondo riguarda le misure provvisorie indicate il 5 maggio dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, che impongono alle autorità competenti di non ostacolare l’assunzione e l’esercizio delle funzioni dei magistrati eletti dal Parlamento nel marzo 2026.
Il commissario europeo alla Giustizia, Michael McGrath, ha ribadito che i cittadini polacchi hanno diritto a istituzioni capaci di operare nel pieno rispetto dello Stato di diritto. Un richiamo che rafforza la posizione giuridica del Parlamento sulle nomine, senza risolvere automaticamente la disputa sulla direzione della Corte.
La controversia affonda le radici nel 2015, quando le nomine effettuate durante il passaggio di potere tra la Piattaforma civica e il PiS diedero origine a un lungo conflitto sull’indipendenza della giustizia. Da quando Tusk è tornato al governo nel 2023, la coalizione europeista ha cercato di modificare gli assetti giudiziari ereditati dai conservatori, incontrando l’opposizione della presidenza.
Per Bruxelles, il rischio non riguarda soltanto la stabilità politica di Varsavia. Un Tribunale la cui composizione e autorità sono contestate può compromettere la certezza del diritto, rendendo più difficile stabilire quali decisioni siano riconosciute dalle istituzioni. Il richiamo europeo fissa i principi da rispettare, ma lascia alle autorità polacche il compito di trovare una soluzione costituzionalmente sostenibile.













