Iran, esplosioni a Hormuz e due droni Usa neutralizzati secondo i Pasdaran

Iran, esplosioni a Hormuz e due droni Usa neutralizzati secondo i Pasdaran

K metro 0 – Teheran – Una serie di esplosioni è stata segnalata sull’isola iraniana di Qeshm e lungo la costa meridionale del Paese, mentre i Guardiani della rivoluzione hanno rivendicato la neutralizzazione di due droni statunitensi nello Stretto di Hormuz. Gli episodi, riferiti tra il 2 e il 3 novembre dalle agenzie iraniane, alimentano

K metro 0 – Teheran – Una serie di esplosioni è stata segnalata sull’isola iraniana di Qeshm e lungo la costa meridionale del Paese, mentre i Guardiani della rivoluzione hanno rivendicato la neutralizzazione di due droni statunitensi nello Stretto di Hormuz. Gli episodi, riferiti tra il 2 e il 3 novembre dalle agenzie iraniane, alimentano le tensioni tra Teheran e Washington in una fase di delicati contatti diplomatici. Non è stato accertato alcun collegamento tra le esplosioni e la presunta operazione contro i velivoli americani.

Secondo l’agenzia statale IRNA, cinque esplosioni sono state avvertite nelle prime ore di martedì sull’isola di Qeshm, all’imboccatura dello Stretto di Hormuz. L’agenzia Fars ha segnalato altri boati provenienti dalla direzione del mare nella zona di Bandar Lengeh, città portuale della provincia di Hormozgan.

Le autorità iraniane non hanno chiarito l’origine delle esplosioni. Non risultano conferme ufficiali di vittime o danni, né elementi sufficienti per stabilire se i boati siano riconducibili ad attacchi militari, operazioni della difesa aerea o altri incidenti.

Nel frattempo, i Guardiani della rivoluzione hanno annunciato di aver neutralizzato due droni americani MQM-170 a sud di Qeshm, utilizzando sistemi di guerra elettronica. La rivendicazione è stata diffusa dall’agenzia iraniana Tasnim e ripresa da Anadolu. Anche l’agenzia azera APA ha riportato la notizia, citando l’iraniana Mehr.

Secondo la versione dei Pasdaran, l’operazione avrebbe impedito ai velivoli di completare le rispettive missioni. Non sono state diffuse prove verificabili in modo indipendente che consentano di confermare l’effettiva neutralizzazione dei due droni.

L’annuncio segue altre rivendicazioni iraniane relative a velivoli senza pilota statunitensi nella stessa area. Il 30 ottobre IRNA aveva riferito della cattura di un MQM-170 sopra Qeshm, mentre il giorno precedente i Guardiani della rivoluzione avevano annunciato un episodio analogo nella parte occidentale dello Stretto. Il Comando centrale statunitense aveva contestato una delle precedenti ricostruzioni iraniane.

La distinzione tra dichiarazioni militari e fatti accertati resta quindi essenziale. Al momento non risultano conferme autonome da parte delle principali agenzie occidentali dell’episodio specifico dei due droni rivendicato il 2 novembre.

Le segnalazioni arrivano in un’area strategica per il commercio energetico internazionale. Lo Stretto di Hormuz collega il Golfo Persico al Golfo di Oman e rappresenta uno dei principali passaggi marittimi per le esportazioni di petrolio e gas dei Paesi della regione.

La sicurezza della navigazione è diventata uno dei nodi centrali del confronto tra Stati Uniti e Iran. Le restrizioni al traffico marittimo e gli incidenti segnalati nelle ultime settimane hanno accresciuto le preoccupazioni dei governi del Golfo, che temono nuove ritorsioni contro infrastrutture energetiche, porti e basi militari.

Sul piano diplomatico, Washington e Teheran continuano a scambiarsi messaggi attraverso intermediari, in particolare Qatar e Pakistan. I colloqui non hanno ancora prodotto un accordo sulle condizioni per la piena riapertura di Hormuz e sulle garanzie richieste dalle due parti.

Anche la Russia ha espresso forte preoccupazione per le notizie su possibili nuove operazioni militari contro l’Iran, invitando a privilegiare la via negoziale.

Le esplosioni segnalate a Qeshm e la rivendicazione sui droni mostrano quanto rimanga fragile la situazione nello Stretto. In assenza di riscontri indipendenti sulle responsabilità e sulla dinamica degli episodi, il rischio principale è che incidenti ancora da chiarire contribuiscano ad alimentare un’escalation proprio mentre restano aperti i canali diplomatici.

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